totipumpo.it  
sito ufficiale
 
 

RITI E TAMMURRIATE

Quando oggi si parla di cultura occidentale, non dobbiamo dimenticare che nella sua formazione grande importanza ha avuto il baricentro rappresentato dal bacino del Mediterraneo. L'Italia, protesa al centro di questo mare, é stata terra di incessanti scambi, di guerre, di commercio, di creatività. Il nostro Sud in particolare, ha accolto e fatto propri miti e riti che, partendo dalla Grecia e dall'Oriente, si sono poi diffusi in tutta Europa.
Una delle espressioni musicali più rappresentative ed autentiche di queste commistioni è senz’altro la tammurriata, di cui sono particolarmente ricche le tradizioni popolari campane e pugliesi.
Essa é costituita da danza, canto e suono. Lo strumento più importante é il tamburo a cornice, detto "tammorra" a cui si aggiungono il putipù, il tricchebballacche, lo scetavajasse, l'organetto e le castagnette. Sul ritmo che gli strumenti scandiscono, si inserisce il canto.
I modelli ritmici e quelli melodici, nonché l' articolazione metrica dei testi, varia in maniera diversa ed in diverse combinazioni a seconda del luogo, avendo come denominatore comune lo stile poetico che il cantatore reinventa di volta in volta.
Nei vari paesi dell’area vesuviana, il culto della Madonna offre pretesto alle annuali “tammurriate” che accompagnano messe solenni e sontuose processioni. Una delle manifestazioni più rilevanti è quella in onore della “Madonna delle Galline” che si tiene ogni anno a Pagani (nella provincia di Salerno). Il suo culto origina dalla sovrimpressione di riti cristiani e preesistenti culti pagani: la leggenda vuole che nel 1503, il giorno stesso in cui fu rinvenuta l'effige miracolosa della Madonna del Carmine, alcune galline stessero saltabeccando là dove attualmente sorge il Santuario barocco, edificato in suo onore per sua volontà. Le celebrazioni hanno luogo per la durata di tre giorni, durante i quali, nei cortili, la gente, si dà a danze ininterrotte fino a che non viene il mattino. Se vi capita di andarci, non meravigliatevi se se venite  coinvolti dal molteplice vortice di gruppi di danzatori che danzano ininterrottamente le loro tammurriate al seguito della processione.
Altro evento importante in tal senso è la festa della Madonna dei Bagni che si tiene ogni anno a Scafati (sempre nella provincia di Salerno) il mercoledì precedente l’Ascensione. Le peculiarità sono numerose: 'o fuosso 'e Vagne, meta da secoli di pellegrini guidati dalla devozione; 'o carretone (carro agricolo) e 'o chirchio (cerchio), condotto dai ragazzi, intesi come mezzi per raggiungere Bagni; la camomilla e 'o vacile cu 'e rrose (bacinella con le rose), rituali con proprietà taumaturgiche e purificatrici, come lo stesso rito della pennellazione, compiuto al fosso e richiamante la simbologia della gallina. Questi elementi particolari della festa di Bagni costituiscono l’occasione per un raduno spontaneo di decine di tammorrari, in cui la gente è protagonista e si esprime in una frenetica tammurriata collettiva.
Se si vuole approfondire la conoscenza di tale festa, si consiglia la lettura del libro “ Il volto della tradizione”- riti e tammurriate nella festa di Bagni- a cura di Giuseppe Dionisio con la presentazione di Roberto De Simone. Questo volume costituisce un prezioso contributo di scritti e di immagini (ma c'è anche uno spartito musicale inedito) al recupero, alla conservazione ed alla valorizzazione di riti e tradizioni collettive di questo territorio campano.
Spostandoci invece in Puglia, più precisamente nel Salento, potrebbe capitare di imbatterci, durante lo svolgimento di feste tipiche di paese, nella famosa Pizzica. La pizzica può essere "suddivisa" in tre principali categorie, Pizzica de Core, Pizzica Tarantata e Danza delle Spade.
La prima è una danza di corteggiamento, un’ espressione caratteristica della tradizione popolare salentina: i due ballerini durante la danza sono molto vicini ma non si toccano mai, tutto si svolge con scambi di sguardi provocatori, diversi movimenti che dimostrano l'uomo corteggiatore, la donna corteggiata, la quale, però, sfugge se questi prova ad avvicinarsi. Una particolarità di questa danza è il fazzoletto rosso che la donna sventola in modo provocatorio.
La “Pizzica tarantata” invece deriva da alcune credenze popolari riguardanti “ il tarantismo”. Una malattia provocata dal morso della tarantola, questo piccolo ragno provocava uno stato di malessere generale. Durante il periodo della mietitura, le raccoglitrici di grano erano dunque esposte al morso velenoso di questo fantomatico animale. Solo la musica, danza e colori rappresentavano gli elementi fondamentali della terapia. Praticamente, un esorcismo musicale. Oggi è una danza tipicamente femminile con la quale si evoca il mito, vissuto drammaticamente, del morso della tarantola.
Ma non ultima, va annoverata la cosiddetta “danza delle spade” che deriva certamente da un antico rito di sfida al coltello praticato dagli uomini litigiosi che si incontravano durante le fiere e i mercati.
Col tempo il duello, che mirava esclusivamente al ferimento e all'eliminazione dell'avversario, si è trasformato in una pura azione dimostrativa, mimata senza armi vere ma con una simulazione rappresentata dal dito indice e dal dito medio protesi in avanti. Tutti riti coreutici e taumaturgici che risalgono all’antico passaggio di migranti attraverso le rotte del Mediterraneo, e richiamano i riti delle antiche confraternite Gnawa (Marocco), i riti Sufi (Turchia) e Zar (Egitto).
Il Sud Italia, con la sua anima istintiva e profonda, ha legato inconsapevolmente tutte queste tradizioni rendendole immortali. All’interno di questi riti, sul filo conduttore delle tammurriate e delle pizziche, ritroviamo radici, miti, amore, sentimenti di allegria e di pianto, di vita e di morte.
L’augurio è che questa sensazione di comunanza legata a tutto ciò che è nato in maniera rituale acquisti sempre più valore nelle coscienze e nelle visioni della gente.
(Antonio Pumpo - Milano, 12/11/2005)

   
  [ torna all'indice curiosità ]
Torna su