totipumpo.it  
sito ufficiale
 
 

REBETIKO:
viaggio sulle rotte di Costantinopoli e Smirne

Vi sarà senz’altro capitato di ascoltare, durante un soggiorno in Grecia, gustando nelle tipiche taverne un tzatziki o una moussakas  e bevendo il famoso ouzo, il suono melodioso di un bouzouki che accompagnava un canto malinconico, una sorta di lamento cantato in coro, che a differenza del più famoso sirtaki, si balla da soli. Stavate ascoltando la famosa poesia/canzone denominata Rebetiko. 
È un genere musicale simile per intensità e temi al blues, al tango, è la musica greca nata nelle città di porto. Chi canta il rebetiko è chiamato mangas e quando canta tutti lo devono guardare negli occhi, perché l’unica cosa davvero importante è condividere la sofferenza. La sofferenza di uno diventa la sofferenza di tutti.
Questo genere di poesia/canzone è pressoché sconosciuto in Italia. I primi testi di tali canti popolari sono contenuti nel Manoscritto di Vienna, con il titolo Canti popolari greci del XV e XVI secolo. Possiamo tuttavia stabilire che il Rebetiko ha origine a Costantinopoli e Smirne intorno al XV secolo. Due città fiorenti, dove prosperavano arti come letteratura, poesia e musica. Per quanto riguarda l’aspetto prettamente stilistico, il linguaggio musicale del Rebetiko, si appoggia su quello arabo-persiano adottato dagli ottomani, nella quale sono ravvisabili altri elementi musicali propri dei vari gruppi etnici all’epoca sottomessi dai turchi.
Ma il vero sviluppo della musica denominata Rebetiko, avvenne a seguito dell’abbandono di Smirne da parte dei greci nel 1922 (anno della sconfitta dell’esercito greco che aveva invaso la Turchia) e dopo il Trattato di Losanna del 1923. Ci fu un enorme esodo delle comunità greche: circa 2 milioni di profughi si riversarono a ondate presso i porti greci; molti altri proseguirono il viaggio, spinti dalle condizioni sociali proibitive e da grossi pregiudizi. Questi eventi costrinsero i profughi  a vivere nelle baraccopoli sorte a ridosso delle principali città greche, come Atene e Salonicco, mescolando la loro cultura a quella dei fuorilegge. Infatti il termine Rebetiko, viene dalla parola rebet, “ribelle”, o forse dal turco rembet che significa “ fuorilegge”. La caratteristica dei rebetici è comunque quella di essere ribelli senza rivoluzione. Il rebetiko si sviluppò nei tekedes (taverne rebetiko), ritrovi musicali dei bassifondi delle città  greche, dove si fumava hashish e si bevevano alcolici, e nei Cafe’ – Aman, raffinati caffe’ musicali di origine mediorientale. I tekedes furono criminalizzati sistematicamente fin oltre la dittatura dei colonnelli, e il rebetiko, ripudiato come sub-cultura eversiva. Infatti fu proibito in ogni sua forma: per molti anni queste canzoni, nonché gli stessi strumenti musicali dei rebeti, vennero bandite dal regime e fu impossibile registrare qualsiasi canzone avesse attinenza con temi di prigione o di droga. Il Rebetiko continuò perciò a vivere segretamente, senza poter mantenere la sua naturalezza, fino a quando dopo la Seconda Guerra Mondiale non si trasformò lentamente e progressivamente in quella che viene detta Canzone Popolare.
Fra i piu grandi rebeti, citiamo Markos Vamvakaris, considerato il padre del rebetiko, e Vassilis Tsitsanis, celebre per la dolcezza delle sue numerose canzoni.
Oggigiorno, fra i promotori di questo genere, non bisogna dimenticare Takis Kunelis, musicista versatile ed eccezionale studioso e interprete della tradizione greca, che insieme a musicisti italiani, ha dato vita al progetto “Takis Kunelis Ensemble” nato in Italia nel 1996.
Una proposta musicale dove il concertista sperimenta l'incontro con strumentisti provenienti da diverse esperienze e stili musicali (etnica, classica, folk, jazz) che, nelle musiche della Grecia trovano elementi comuni ed ispiratori. In concerto, l’Ensemble propone le canzoni popolari del primo Novecento e le melodie tradizionali, senza dimenticare di eseguire brani di grandi compositori greci del secolo appena conclusosi.
Durante lo spettacolo, l’ascoltatore percepisce che l’intenzione di Kunelis è quella di dare voce al  rebétiko nella maniera meno scontata e folcloristica, mettendone in evidenza la straordinaria ricchezza ritmico-melodica e l'ineguagliabile capacità di unire in sé influenze e concezioni musicali differenti, sconfinando spesso in arrangiamenti di temi musicali più ampiamente riconosciuti nell’area mediterranea orientale.
Il rebetiko è quindi un canto che racchiude in sè sia il dramma di milioni di persone, sia la mistura di varie tradizioni musicali, tradizioni legate al migrare di un popolo cacciato da terre che abitava.
Ascoltare questa poesia/canzone oggi, lontano dalle spiagge affollate e modaiole delle isole greche, riflettendo su cosa avesse potuto significare per i profughi greci nel lontano 1922, potrà quindi condurre l’ascoltatore attento attraverso un viaggio musicale che, partendo dai quartieri greci di Costantinopoli e di Smirne, lo guiderà fino ad approdare al porto del Pireo, dove potrà sentire attraverso il Melteni e la brezza marina, le melodie che hanno creato il mito del Rebetiko: massima espressione della cultura popolare della Grecia del primo Novecento.
(Antonio Pumpo - Milano, 14/04/2005)

   
  [ torna all'indice curiosità ]
Torna su