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LA DANZA ORIENTALE - Raqs Sharqi

La Raqs Sharqi, alla lettera Danza Orientale (inteso come propria dell’oriente del mondo arabo, Mahsrek, e contrapposto all’occidente dello stesso, ossia il Maghreb), ha le sue origini nella notte dei tempi come danza sacra legata si riti della fertilità in onore della Dea Madre (Ishtar) la Terra. Era diffusa nelle terre della mezzaluna fertile del Medio Oriente, e si è sviluppata come danza sacra presso i popoli che nel corso dei secoli si sono insediati in quei luoghi.
Con l’avvento delle grandi religioni monoteistiche divenne una danza profana e si sviluppò principalmente come danza popolare, riservata alle occasioni di festa,  solo negli ambienti riservati alle donne.
Tramandata da madre in figlia nell’intimità delle case è dunque cresciuta come danza delle donne per le donne, momento di aggregazione gioiosa per eccellenza.
Uniche danzatrici “professioniste”  sono state per secoli le  Ghawasi (zingare) egiziane, e le Awalim, ballerine di corte, donne in genere nobili e colte, diffuse nell’Impero Ottomano.
Le Ghawasi in particolare hanno dato un notevole contributo all’evoluzione della tecnica, fondendo col passare del tempo i movimenti originari con movenze caratteristiche di altre aree geografiche ( India, Balcani, Penisola Iberica).
La forma tradizionale della Raqs Sharqi così evolutasi, è stata affiancata fin dall’inizio del 1900 dalla "danza del ventre", nata nei Cabaret dell’Egitto coloniale e occidentalizzato, come forma di intrattenimento ispirata ai grandi varietà in auge all’epoca a Parigi o a New York.
Negli anni 50 grandi coreografi egiziani (in particolare Mahmoud Reda ed i suoi allievi) provenienti dalla danza classica o moderna occidentale hanno dato nuova dignità a questa forma d’arte popolare portandola nei teatri, creando coreografie e corpi di ballo professionali, originariamente impossibili per la sua essenza di danza di improvvisazione (assenza del concetto di uso dello spazio scenico, assenza di uno sviluppo della performance) .
Con questa mediazione culturale si è diffusa in occidente: lo sviluppo del cinema egiziano di quel periodo ha reso  popolare la danza orientale oltre oceano, creando grandi dive (Nahima Akef, Samya Gamal, Taheya Karioka) ed evolvendosi in ulteriori nuovi stili nati prevalentemente negli Stati Uniti (Tribal style) e in Inghilterra (Hilal dance, danza contemporanea egiziana).
Gli stili della Danza Orientale si distinguono in: Popolare (sha’abi): deriva dalle danze contadine del mondo arabo, assume forme diverse secondo l’area geografica di riferimento. Solitamente ogni passo è legato a un ritmo specifico e rappresenta una caratteristica della regione a cui appartiene. In Egitto, dove maggiore è stato lo sforzo di classificazione delle danze popolari, la forma di danza sha’abi più ricca e più ballata è quella Shai’idi tipica della regione del Shaid. Veniva ballata durante le feste della comunità dalle donne del villaggio e dalle Gawasi. Oggi è ballata con l’uso coreografico del bastone, “rubato” alle danze maschili di combattimento in uso nella stessa regione.
L’abbigliamento tipico era quello usato comunemente durante la giornata: una tunica lunga fino ai piedi, il velo in testa e a volte dei pantaloni sotto la tunica. L’uso delle monetine arriva da una antica usanza delle zingare di cucirsi addosso e incastonarsi nei capelli la dote, ovvero le monetine d’argento. Da lì poi l’uso nella danza orientale delle cinture con le monetine.
 Suraya Hilal, celebre danzatrice e coreografa egiziana, distingue anche, nell’ambito della sola tradizione popolare egiziana, uno stile popolare urbano  (raqs Baladi). Ha movimenti più piccoli, ed un uso dello spazio più limitato (danza sur place). Le Gawasi utilizzavano dei cimbali per ballarlo:due piattini legati ai pollici e ai medi tramite degli elastici e suonati a ritmo durante la danza, che vengono utilizzati ancora oggi. L’abbigliamento consisteva in una tunica in Tilli, tessuto tipicamente beduino con incastonate decorazioni in argento; oggi sono diffusi vestiti lunghi a maniche ampie, che evidenziano il tronco ed  i fianchi della danzatrice esaltandone i movimenti. Oltre ai cimbali, sono utilizzati spesso accessori come la mellaya (sorta di lungo mantello nero),il candelabro e la spada.
Per estensione del termine,rientrano nello shaabi anche le danze del golfo (Khalegee), le danze libanesi (Debka), le danze balcaniche, le danze gitane, le danze andaluse (danze facenti capo alla tradizione musicale dei califfati arabi in Andalusia, dunque sostanzialmente paragonabili alla nostra tradizione medievale) le danze popolari diffuse nel Maghreb, di origine araba o berbera (anche se per esattezza queste danze popolari si collocano al di fuori del territorio di origine del raqs sharqi, cioè il medio oriente, sono di fatto entrate nel repertorio  delle danze popolari legate al raqs sharqi in quanto legate al mondo arabo o ottomano in generale).
Classico, o danza orientale in senso proprio: e ’ lo stile ballato in maniera omogenea tutto il mondo arabo, in Turchia, nei Balcani e nei paesi dell’Est Europa. Deriva dalle danze di corte dei tempi dell’impero Ottomano, ballato dalle Awalim nei palazzi reali. E’ un tipo di danza tecnicamente più raffinato e caratterizzato da maggiore espansione nello spazio: ogni movimento è eseguito con il rigore e virtuosità. Si balla con una o due larghe gonne lunghe fino ai piedi, una maglia che lascia scoperta la pancia e una cintura sui fianchi (oggi più spesso utilizzato il classico “due pezzi” , che risente delle contaminazioni dei grandi cabaret occidentali di inizio secolo). Accessori utilizzati nella danza: velo o doppio velo (recentemente introdotti).
Dal punto di vista tecnico, la Danza Orientale si basa su movimenti isolati e ritmici dei fianchi e delle spalle, e su movimenti fluidi del busto, delle braccia e naturalmente dei fianchi. La danzatrice, ben radicata al suolo attraverso i piedi, si mantiene centrata sul suo bacino, da dove tutti i movimenti cominciano e finiscono. Centro del corpo umano, il bacino è il punto di incontro tra le due maggiori forze del corpo, tra loro contrastanti: quelle che dal capo premono verso il basso e quelle che dal basso spingono verso l'alto. Queste spinte opposte si incontrano a livello della terza vertebra lombare, classificata da un punto di vista anatomico come 3L e considerata il massimo e più importante punto di bilanciamento per il movimento umano. Il resto del corpo si mantiene stabile e rilassato (senza tensione nella parte alta del corpo, nella testa o nel collo). L’uso corretto della respirazione  aiuta a rilassare e centrare il corpo e a far fluire il movimento attraverso le articolazioni in maniera naturale.
Le gambe, le articolazioni delle ginocchia e delle caviglie sono in realtà il motore dei movimenti e lavorano costantemente, anche se non esprimono forme direttamente e sono sempre coperte dal costume della danzatrice.
Nelle forme più elaborate o professionistiche la danza si presenta virtuosa nell’interpretazione e nello sviluppo del momento fine a sé stesso, e non finalizzato ad un divenire, concetto molto arabo che caratterizza anche l’improvvisazione strumentale. La professionista non balla su coreografia ma segue canovacci che adatta al sentire individuale legato al singolo momento. Il suo virtuosismo si esprime nel controllo del movimento, sempre più piccolo, definito e preciso, e nell’armonizzazione dello stesso alla musica che lo sostiene. Le braccia espandono la musica nello spazio, cercando la perfezione del dettaglio, creando atmosfere solenni o gioiose, di attesa o di sorpresa: il corpo della danzatrice professionista è uno strumento che interpreta e, a tratti, dialoga con gli strumenti dell’orchestra che l’accompagna.
Nella sua forma più popolare è adatta alle donne di tutte le età: esalta le movenze di donne adulte e non richiede eccessivi sforzi fisici o una lunga preparazione a livello tecnico per esprimere tutto il suo fascino. Rende flessibile la spina dorsale, tonifica i muscoli di spalle, pancia e gambe, aiuta ad acquisire una notevole coscienza e capacità di controllo sul corpo, consapevolezza che aiuta a rimuovere i blocchi energetici legati alla vita emotiva e affettiva.
Con i suoi movimenti rotondi, aggraziati e gioiosi coinvolge tutto il corpo e risveglia l'energia femminile, favorendo il crearsi di un equilibrio tra corpo, mente e anima che aiuta la donna a riscoprire se stessa e a volersi bene.

(Alessandra Centonze)

   
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