Hinterland milanese, serata invernale uggiosa e fredda, una bella chiesa che si affaccia sulla piccola piazza del paese.
Queste le premesse per un concerto che si rivelerà strepitoso, dove la magia di una serata casuale, piena di curiosità, si trasformerà per incanto in un evento raro ed eccezionale. E’ di scena l’ Arab Music Orchestra di Nazareth, una formazione del tutto particolare ed unica, dotata di uno straordinario talento. Fondata nel 1996 ad Haifa, città emblema della tolleranza e della pacifica convivenza, l’Arab Music Orchestra di Nazareth è il solo luogo dove israeliani e palestinesi suonano insieme, rendendo omaggio nel mondo alle voci che hanno segnato la storia della musica del Medioriente.
Consacrati dal prestigioso festival Windows To The World di Rotterdam, l’Orchestra ha effettuato da allora diverse tournées internazionali, con frequenti scali in Francia, Spagna, Marocco e Stati Uniti, nonché alcuni memorabili passaggi in Italia nel 2002, a Roma, su invito del Sindaco della città.
In questi anni di attività, soprattutto con il cd Live In Nazareth, l’Orchestra ha avuto modo di allargare i propri orizzonti, dando vita a interessanti incursioni nel mondo della musica pop mediorientale attuale.
Sette musicisti, con strumenti classici e tradizionali, due voci, eseguiranno per noi un repertorio preso dalle ballate più belle di compositori di questa tradizione.
La chiesa è gremita e la gente è in attesa, entra la formazione e subito esegue un brano tradizionale del panorama musicale arabo, tutto suonato rigorosamente in acustico. Due violini, un naj, in qanun, un oud, un violoncello e un riqq - darbuka, vibrano nell’aria e il fluttuare delle note, quasi si confonde con l’atmosfera rarefatta della chiesa. Il pubblico si stringe in un abbraccio intorno alla musica, complice anche il freddo di fuori, creando da subito un ponte emotivo con i musicisti, l’atmosfera è quella giusta per essere tutti insieme protagonisti di una magica serata.
Dopo il primo brano musicale, si affaccia sulla scena la cantante Hiba Battish, astro nascente della musica arabo-palestinese, che esegue con impeccabile bravura un brano di Oum Koultum (cantante egiziana, vera e propria leggenda del mondo della musica araba).
Merita una piccola digressione colei che fu definita la “stella d’oriente”, Oum Koultum ( o Umm Kalthum), la cui essenza riassume ancora oggi, tutto lo spessore della musica araba. La sua presenza e soprattutto la sua voce, continua imperterrita a riecheggiare in uno spazio geografico che attraverso Africa e Asia si estende da Casablanca a Baghdad. Nata in un villaggio sul delta del Nilo, all’inizio del 1900 da una famiglia di umili origini, venne scoperta da Abu al - ‘Ala’ Muhammad e invitata a trasferirsi al Cairo per ricevere una educazione musicale appropriata alle sue doti. Qui iniziò la sua carriera, che sulle solide basi dell’arte dell’improvvisazione modale e della poesia cantata, la portò a diventare il talento musicale del mondo arabo più prodigioso ed esaltante del secolo. Rinomata per la lunghezza dei suoi concerti, l’artista coinvolgeva ed estasiava il pubblico attraverso un gioco di improvvisazioni, dilatando la canzone fino a far perdere la nozione del tempo. Il suo timbro vocale, era ed è rinomato soprattutto per il pathos mediterraneo inconfondibile, capace di riassumere non soltanto un’epoca, ma i tratti salienti di un’intera cultura musicale.
Hiba Battish riesce nel suo intento, e tra la scenografia della chiesa e il virtuosismo dei musicisti, la sua voce riaccende le atmosfere di quei famosi concerti.
Dopo la performance di Hiba, sale sul palco Alla Shurush, cantante israeliano che esegue tre brani, due dei quali dedicati a Maria, la Madonna.
Insieme cantano poi in duetto, accompagnati dall’intera orchestra, vari brani della tradizione araba, con tematiche proprie sia della cultura islamica che di quella cattolica.
Solo un piccolo appunto. Peccato che la bravura dei musicisti, non abbia avuto spazio per quanto riguarda l’aspetto solistico: in effetti l’Orchestra si limita ad accompagnare le due voci. Avremmo voluto ascoltare qualche mawal (dialoghi tra voce e oud), oppure qualche maqâm (scala modale) proposto dal naj o dal qanun, strumenti rari da ascoltare in Italia. Ha fatto sospirare gli appassionati l’esasperata sobrietà del percussionista, il cui tocco lasciava immaginare una grande bravura.
Comunque davvero emozionante assistere a questo evento: l’Orchestra, stava riuscendo a catturare l’attenzione del pubblico di quel paese dell’ hinterland milanese per l’intero concerto (impresa ardua per una formazione di musica araba, tanto lontana dalle armonie occidentali), dando la possibilità a mondi diversi tra loro di conoscersi meglio.
Musicisti e cantanti provenienti da Haifa, Acre e Nazareth, appartenenti a etnie e religioni diverse, con il loro vivere e suonare insieme, stavano dando vita e voce ad un concerto che rappresenta un vibrante inno alla pace e alla convivenza dei popoli.
(Milano, 20/02/2005) |